In questa mattina di aprile sto percorrendo la SS 228, che ad un certo punto si affianca per tutta la sua lunghezza all’ altopiano su cui si adagia mollemente Piverone. E’ molto presto, non c’è nessuno per strada e posso osservare il paesaggio con calma. Il vapore acqueo si sprigiona dai campi, ancora in veste invernale. Una spessa corona di umidità si alza a circondare la collina, e l’abitato sembra appoggiato su quelle nuvole basse invece che sul terreno.Così sospeso, Piverone dorme ancora e non si rende conto di quanto sia fantastico e suggestivo.
Le prime notizie storiche di questo bel paese risalgono al 1202 quando sottomesso al Comune di Vercelli, ottenne di essere dichiarato ” Borgo Franco” con concessione di particolari franchigie, così si munì di mura e torri, trasformandosi in Ricetto, per proteggere gli abitanti e le produzioni agricole.
La sua storia, però, è molto più antica, testimoniata da interessanti reperti archeologici.
Se volete visitarlo non limitatevi al solo borgo, ma passeggiate per tutto il territorio circostante. Ciò è fattibile in qualsiasi periodo dell’ anno. Camminando su strade di campagna, in mezzo ai vigneti, potreste scoprire un tesoro unico in Piemonte. . . la piccola chiesetta di San Pietro, detta ” Gesiun“, ovvero ” la chiesona”, accrescitivo destinato in genere agli edifici più antichi. Infatti, questo gioiello, ormai degradato a rudere, era l’ antica parrocchia di Livione, un nucleo di case che venne smantellato per ingrandire e fortificare il neonato Borgo franco, cioè Piverone.




Il campaniletto a vela, decorato con delicati archetti in cotto, sta a sovrastare il presbiterio.
L’abside ricorda con le sue linee un Romanico primitivo; all’ interno resta una traccia di affresco, che è stato datato 1445-48 e rappresenta, presumibilmente, un santo.
La chiesa è costruita in blocchi di pietra tenuti da malta, con elementi di laterizi come ornamento, per esempio: le arcate in mattoni. Una bella monofora sulla facciata laterale resiste al degrado. L’abside è rivolta, secondo la tradizione, a est.

Un’altra interessante sosta va fatta all’Ecomuseo La Steiva, dove sono conservati attrezzi e utensili utilizzati nel quotidiano di un tempo. Il loro “racconto” ci riporta al lento e costante ritmo della vita contadina, illustrato dai componenti il Gruppo Folcloristico di Piverone, che gestisce la collezione e le visite.
C’è ancora altro da dire su Piverone, per questo ci ritroviamo sul prossimo articolo!